Nel parlare sottovoce aggiungo note, alterno pause a mani che percorrono linee immaginate.
È allora che la pagina sembra vuota, raccoglie solo brevi accenti o virgole sovrapposte, perlopiù refusi da accartocciare, in un cestino di svolazzi.
…annuso d’istinto e raccolgo umori trovati nella terra; un farsi avanti tra orme spezzate, da un andare che affonda nell’onda di risacca: onda che scuote, frusta lo sguardo e indica la forma.
Nei rotondi di un colore sento colare il seme, appoggia la sua radichetta nel morbido spessore di un dito ,pronto a disegnare le anse nascoste del fluire…
La chiamano mantello dei poveri, segno di freddo il resto dell’anno. D’estate scappano di casa gli adolescenti, desiderio di fuga nato forse in primavera, ma solo la promessa dei giorni vibranti e delle notti benigne maschera di conforto i pericoli dell’avventura. L’estate è tutta un richiamo, un clamore di festa che si ode nel ronzio delle grandi calure. E quando il sole popola di rive e isole d’ombra l’oceano infuocato di luce, siamo tutti un po’ naufraghi e ansimiamo dolcemente, mentre il sudore stilla dai pori come fontana e ci bagna di sale.
L’estate è esigente, non aspetta. Si propone come la polpa carnosa di un frutto che reclama la bocca predestinata - e che marcisce, inutile, se il tempo è passato invano. Sul ramo più alto dell’albero il frutto rivolge al sole la pelle profumata e convoca gli uccelli alla gioia della maturazione. Ma la corona che lo merita è la mano dell’uomo. E il frutto riposa un istante sotto lo sguardo che lo desidera, mentre al suo interno, come il sangue che d’improvviso scorre più veloce e imperioso, il succo si prepara alle migrazioni della sostanza.
E c’è il mare, che l’estate inquieta e placa. E la frescura delle onde che di colpo s’induriscono e coprono di indolenti fili d’acqua le lunghe sabbie ardenti. E l’ombra di un canneto abbandonato che disegna al suolo il lento passo delle ore luminose. Tutto ciò ha senso se sotto il sole e sulla sabbia, e dentro l’acqua, e proiettato nella nitida trasparenza della distanza, il corpo è accompagnato dall’uguale certezza che lo riflette e sublima.
L’estate promette, e mantiene. Cantano meno gli uccelli, le messi hanno perso quel che sembraba eterno rigoglio - ma è il tempo dei nidi e della stoppia, ormai insecchita e rigida, si aggrappa alle dure zolle dove il grano, per grazia del sole e della terra, ha firmato con l’uomo il più sacro degli impegni: tu mi rispetti, io ti alimento.
In questi giorni di fuoco è necessario essere di fuoco. L’estate è un corpo di donna che avanza come polena, fiamma che rompe le fiamme. Ha in mano gli innumerevoli fiori che resistono al tempo. Trasporta con sé un segreto di vita che corre sulle onde del mare, sulle cime rumorose degli alberi, tra la soffice lanugine che riveste l’incavo delle ali degli uccelli. L’estate canta trionfale. È un grido di giubilo, lanciato verso i misteri minacciosi. E diviene un mormorio dentro le notti scure e profumate, quando una lieve e tiepida brezza giunta dalle arche dell’orizzonte passa sul volto come un’impoderabile carezza di mani amate.
Canto l’estate che mi canta. E giro lentamente il corpo in questo spazio come un figlio del sole, mentre il mare risplende. Pianto i piedi sulla sabbia che ubriaca colgo con le mani avide i frutti più alti. È tempo loro. Mi distendo lungo la barca portata dalla corrente e vedo passare rami verdi, bianche nubi, cieli di azzurro e perla, uccelli prodigiosi.
Cade su di me una profonda e dolorosa allegria: verrà l’inverno, ma oggi è estate.
José Saramago - (tratto da "Di questo mondo e degli altri" - Einaudi Editore)
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L'ho scoperto da pochi anni grazie ad un prezioso intreccio di rete; nel tempo ne ho approfondito la conoscenza (anche qui nel diario ci sono pagine a lui dedicate) e mai lettura fu più dissetante...ne apprezzo anche la poesia - molto particolare, non immediata, tesa alla ricerca del senso della parola, parola che scava per arrivare nella profondità delle cose.
Durante i giorni delle elezioni europee, su Repubblica leggevo che la casa editrice Einaudi non pubblicherà il suo ultimo "il Quaderno" (un libro tratto dagli scritti contenuti nel suo blog) perchè riporterebbe critiche al nostro presidente del consiglio, che è anche proprietario della Einaudi. Quando lessi questa notizia ricordo che rimasi allibita...come si poteva negare la libertà di parola ad Uomo così grande e come avremmo potuto noi appassionati di lui poter fare a meno dei suoi scritti?...
...ieri sera ho scoperto grazie ad Andrea che in Italia il libro uscirà, ma per un altro editore. Non aggiungo altro, penso che una tale notizia si commenti da sé...così come tutto quello che accade nel nostro Paese....
Qui per leggere l'intervista a Saramago pubblicata da micromega.
Qui se volete leggere il suo blog e qui la versione autorizzata del blog, tradotta in italiano.
…mi ero persa le pagine dell’inchiesta di Bari…da un po’ non leggo i giornali e siccome guardo poco la tv non ne sapevo nulla…per fortuna ci ha pensato una persona lontana, molto cara…chiacchiere piacevolissime che hanno suscitato la mia curiosità e mi han fatto ritrovare il piacere per la lettura della carta stampata…così tra ieri e oggi ho cercato di colmare le lacune…
Forse sarebbe stato meglio ignorare…il mio disgusto è salito a mille.
Insieme a qualche interrogativo…“come si esce da questo fango?…da questa melma che sembra inghiottire ogni più piccola parte di senso civile e di rispetto umano?…”
Non si può continuare a ignorare - come fanno molti che invece dovrebbero preoccuparsi di informare -, a giustificare e mentire…
…io non so parlare di politica, non ne sono capace...sono una persona semplice che vuole capire come si possa tollerare ancora questo stato di cose…cosa dovrà succedere per (ri)trovare la strada che porti alla luce?…mi sembra di brancolare nel buio.
Io non so. E non trovo risposte.
Forse farei meglio a non sapere e continuare a parlare di poesia
Solo con l'età si percepisce quanto è rara la bellezza, e quanto è meraviglioso che tra le fabbriche e i cannoni fioriscano anche i fiori, e che fra i quotidiani e i listini di borsa esistano anche delle poesie.
Sul pendio dietro la casa
Oggi ho scavato tra radici e pietre
Una buca assai profonda,
Da essa ho tolto tutti i sassi
Ed ho portato via la fragile terra delicata.
Poi in ginocchio per un'ora nel vecchio bosco
Ho estratto qua e là con la paletta e con le mani
Degli ammuffiti ceppi del castagno
Quel nero, fradicio terriccio
Che sa di caldi funghi profumati,
Due pesanti bacinelle piene, l'ho partato laggiù
E ho piantato nella buca un albero,
Piano l'ho circondato di schiumosa terra,
Adagio ho versato acqua scaldata al sole
Ho rinferscato e lavato la tenera radice.
Ora cresce, giovane e fresco, e crescerà
Anche se noi scompariremo e dei nostri giorni
La rumorosa grandezza e l'infinita miseria
Saranno dimenticate e la loro folle angoscia.
Lo piegherà la tempesta. Il vento lo scompiglierà,
Il sole gli sorriderà, lo stringerà l'umida neve,
L'abiteranno il lucherino e il picchio,
Ai suoi piedi scaverà il riccio silenzioso.
E qualunque cosa abbia subito, patito, sofferto
Nel corso degli anni, l'animale incostante,
Malattia, guarigione, il vento e il sole amico,
Per lui i giorni trascorreranno nel canto
Di fronde che stormiscono, cullano
Dal caro esto delle sue dolci cime,
Nel tenero alito soave del succo resinoso
Che bagna i suoi fiori addormentati,
Nel giuoco eterno di ombre e di luci
Che giuoca felice con se stesso.
[...sono stata in una foresta, dove gli alberi mi hanno abbracciata e accolta...dove l'odore di terra, di muschio, di foglie, di acqua, mi ha fatto ricordare - una volta di più - quanto siamo piccoli nell'immensità del tempo...il respiro della fatica perso nello sguardo dell'infinito..noi, come piccolissime pagine scritte sui fogli del tutto...]